Canali social  

News LavoriamociSu

logo LavoriamociSu LavoriamociSu Londra, il 'lato B': stipendi bassi, mercato saturo e camerieri con laurea
LavoriamociSu

Titolo:

Londra, il 'lato B': stipendi bassi, mercato saturo e camerieri con laurea

Descrizione:

La ricerca d'impiego nella capitale del Regno Unito è spesso una feroce corsa ad ostacoli, tra master costosi e impieghi mal pagati. L'arrivo di italiani con con lauree umanistiche "cresciuto in maniera esponenziale dal 2008". E anche per chi ce l'ha fatta "comprare casa o viaggiare hanno costi proibitivi".



Un secolo dopo i bisnonni, gli italiani tornano ad emigrare in massa verso Londra, ancora considerata città di opportunità e meritocrazia. Ma non sempre riescono a trovare quel che cercano. Oltre ai racconti a lieto fine di accademici e lavoratori altamente qualificati ci sono migliaia di giovani emigranti che oggi non arrivano con la valigia di carta, hanno un titolo di studio o delle esperienze importanti, non lavorano per mantenere i familiari lontani. Eppure, per molti, già grandi, lasciarsi dietro l’Italia, non vuol dire iniziare una nuova avventura ma solo passare da una precarietà all’altra, continuando lontani da casa la lotteria di lavori temporanei e non qualificati, retribuiti poche sterline l’ore che finiscono in gran parte per mantenere alloggi in abitazioni fatiscenti, pagate a peso d’oro.

In tanti inoltre, poco qualificati o con in tasca titoli di studio che offrono, nell’immediato, minori opportunità lavorative, di fatto la maggioranza di chi emigra, una volta giunti nella capitale inglese, hanno dovuto ricominciare da capo, da chi lavora nell’ambito alberghiero o della ristorazione (Horeca, acronimo di Hotellerie-Restaurant-Café) o dai lavori manuali, dalle pulizie alle tante altre attività non qualificate. Numeri precisi di quest’esodo silenzioso, nessuno sa darne: nel Regno Unito non esiste un sistema di registrazione del domicilio e solo una minoranza si iscrive all’anagrafe degli italiani all’estero (Aire) presso il consolato. Nonostante il comune di Londra avesse censito nel 2006 circa 50 mila connazionali, in seguito all’acuirsi della crisi economica nel 2008 è ragionevole che le stime nella realtà siano sensibilmente aumentate. Aldilà di accademici e “colletti bianchi”, resta sconosciuto tanto alle rappresentanze sindacali italiane nel Regno Unito quanto all’associazionismo il numero effettivo di connazionali occupati nel catering o in lavori manuali, dove potrebbero aver trovato posto molti laureati, fatti fuori dalle dure leggi di una delle piazze più competitive d’Europa.

“Dallo scoppio della crisi, l’arrivo di giovani italiani con in tasca ‘lauree deboli’, generalmente umanistiche, è cresciuto in maniera esponenziale” dice Carolina Stupino, giornalista dell’Ansa, a Londra da 13 anni. “La facilità odierna degli spostamenti e la competizione sul mercato del lavoro londinese, hanno reso i tempi per l’accesso alle posizioni di maggior interesse più lunghi ed il percorso più complesso. Qui le raccomandazioni non funzionano ma in un mercato tanto affollato, il fattore tempo diventa determinante per aumentare le proprie chances“. Ecco il rovescio della medaglia di una piazza improntata alla meritocrazia ed al rispetto delle regole: la ricerca d’impiego si trasforma spesso in una feroce corsa ad ostacoli dove il sogno di un futuro migliore passa per costosi investimenti in corsi e master e per l’incertezza di una lunga ed estenuante gavetta tra ristoranti caffetterie ed altri impieghi mal pagati.

“Oggi in tanti ‘scappano’ dall’Italia e si trasferiscono a Londra convinti che ottenere il riconoscimento per i propri sforzi e l’indipendenza personale sia uno scherzo da queste parti”. Luca, pugliese, a Londra dal 2007, lavora come analista presso una società inglese di comunicazioni. “Sono arrivato con la sola laurea in scienze politiche – dice -ed è grazie al master al London School of Economics che ho potuto valorizzare i miei anni di studi in Italia. La crisi continua a farsi sentirsi anche da queste parti ed il mercato non riesce più ad assorbire tutta la forza lavoro qualificata, finendo poi per privilegiare chi ha conseguito titoli in Inghilterra”. Anche per chi ‘ce l’ha fatta’ però, la strada è tutt’altro che in discesa: “La qualità della vita a Londra – prosegue Luca – non è buona e pur con uno stipendio soddisfacente, come reputo il mio, aspirazioni elementari come acquistare casa o pianificare dei viaggi restano comunque proibitive”.

Continua a leggere qui

fonte: ilfattoquotidiano.it

Data di pubblicazione:

27/11/2012 alle 11:53

Segnala come abuso



0 commenti per questa news:


Vai alla scheda aziendale di LavoriamociSu